• Cop%206%202016-1

    numero 6

    [novembre / dicembre 2016]
  • Cop%205%202016-1

    Numero 5

    [settembre / ottobre 2016]
  • Cop%204%202016-1

    Numero 4

    [luglio / agosto 2016]
  • Cop%203%202016-1

    Numero 3

    [maggio / giugno 2016]
  • Cop%202%202016-1

    Numero 2

    [marzo / aprile 2016]
  • Cop%201%202016-1

    Numero 1

    [Gennaio / Febbraio 2016]

Organo ufficiale
delle Associazioni e degli Ordini
degli Ingegneri Architetti Agronomi
Forestali
e Geologi
del Friuli Venezia Giulia

IL PUNTO DI VISTA

Antonio Brambati

Antonio Brambati (Vicenza, 1935), dopo la laurea all’Università di Pavia, si specializza in Geologia marina e Sedimentologia con soggiorni in Olanda (1961-62) e negli Stati Uniti (1962-64). Alla Montecatini organizza e dirige il laboratorio di Sedimentologia applicata alla ricerca di idrocarburi. Inizia nel 1964 l’attività accademica all’Università di Trieste: professore incaricato di Geologia degli idrocarburi, vincitore (1975) della cattedra di Sedimentologia, infine direttore dell’Istituto di Geologia (in tale veste istituisce il dipartimento di Scienze Geologiche, ambientali e marine e il museo dell’Antartide). Presidente dell’OGS (1976) e coordinatore delle ricerche di Geologia nell’area colpita dai terremoti, finalizzate agli studi sulla macro e microzonazione per un corretto uso del territorio. A partire dagli anni Ottanta presiede e dirige numerose ricerche in Italia e all’estero (fra queste, il Progetto Antartide per la Geologia marina per conto del Consiglio nazionale delle Ricerche). È Accademico delle Scienze di Torino, professore distaccato all’Accademia dei Lincei (dove vince il Premio per le Scienze della Natura), membro del Bureau dell’International Union of the Geological Science (nel 2012 riceve lo IUGS Award per l’impegno nella diffusione delle Scienze Geologiche nei paesi in via di sviluppo). Ha al suo attivo più di trecento pubblicazioni.

Sono passati quarant’anni anni da quel terribile evento che colpì il Friuli il 6 maggio del 1976. Che cosa ricorda di quei giorni.
Trovandomi al pianterreno della casa dove abitavo, a Trieste, non mi resi conto dell’entità della scossa. Avvertii solo un’anomala vibrazione del terreno che mi fece pensare a un possibile terremoto confermato poi in tutta la sua realtà da più notiziari. La mattina seguente, con alcuni colleghi dell’allora Istituto di Geologia dell’ateneo triestino, puntai al cuore del Friuli: Gemona, Venzone e poi Tarcento per ridiscendere a Trasaghis, Avasinis, Peonis, Buja. Un percorso caratterizzato da frane lungo tutti i versanti (che a volte invadevano le strade), chiese e castelli mutilati, crolli di interi paesi, smarrimento e disperazione nei volti della gente. Ma tanta dignità e un invidiabile coraggio nelle persone incontrate: seppur induriti dal dolore affondavano le mani nella polvere per salvare qualcosa per sopravvivere. Ricordo la parola JARBIS (erbe) scritta in stampatello su un muro superstite che aveva resistito al sisma. Quando mi avvicinai a un uomo di mezza età, accovacciato vicino a quel muro rimasto in piedi, per assisterlo, mi disse: «Vicino a questo muro mi sento al sicuro» e nel dirlo mi offrì un bicchiere di vino aggiungendo «mi è rimasto solo questo, di notte fa freddo, ma resistiamo». E fu così che toccai con mano il coraggio e la generosità della gente.

Ricordo che il suo impegno di geologo fu totale perché all’attività di coordinatore delle ricerche geologiche si sommarono le responsabilità di presidente dell’OGS.
Si, l’impegno fu molto gravoso ma proficuo, perché ebbi modo di coordinare le ricerche geologiche in armonia con quelle geofisiche. Rientrato a Trieste contattai il compianto dottor Miro Corsi, all’epoca direttore del Servizio geologico regionale. Chiese la nostra disponibilità a verificare l’agibilità della viabilità, lo stato degli invasi idroelettrici, degli acquedotti, ma, soprattutto, di individuare con la massima urgenza aree sicure da rischi di frane ed esondazioni dove allestire tendopoli e collocare roulotte. Completammo il lavoro con piena soddisfazione della Regione che ci propose di prenderci carico della seconda fase degli interventi che aveva come obiettivo le ricerche geologiche in vista della ricostruzione.

In sintesi, quale fu il contenuto di questa seconda fase?
Fu istituito un Gruppo di lavoro esteso ai rappresentanti dell’Ordine nazionale dei Geologi di cui ricordo con affetto e riconoscenza il fondamentale contributo del compianto dottor Luciano Broili. Dato che l’obbiettivo consisteva nellaproduzione di una cartografia al 5.000 delle “caratteristiche geologico-tecniche in prospettiva sismica delle zone terremotate” (base imprescindibile per la ricostruzione) era indispensabile che dovesse essere garantita l’omogeneità dei dati, stante la più svariata offerta di professionisti e colleghi. Si decise così di realizzare una guida sui “Criteri e metodologie di studio del territorio”. Questa cartografia rappresentò il primo esempio a livello nazionale di corretto approccio all’uso del territorio. Recepita dal Ministero dei Lavori pubblici ebbe larga risonanza e fu esportato al di fuori della nostra regione e utilizzata anche dal CNR e dal CNRS in Irpinia e in Sicilia. Furono cartografici circa 90.000 ettari che permisero di definire un primo approccio alla “macrozonazione” del territorio regionale che, affinato, portò a una “sorta di microzonazione” di facile utilizzo per la ricostruzione, ulteriormente affinata da uno studiomodello applicato all’abitato di Tarcento.

Nel ripercorrere la sua esperienza di geologo, dovendo sintetizzare gli avanzamenti della ricerca nel suo specifico campo, quali sono gli aspetti che hanno lasciato un segno nel nostro territorio e, più in generale, nel mondo delle Scienze della Terra.
I terremoti del maggio-settembre 1976 sono stati una grande scuola per tutti. La comunità scientifica non era adeguatamente preparata ad affrontare eventi così drammatico. Inoltre, la legislazione sismica italiana, più che a una serie di divieti demandava a una indagine puntuale il rispetto delle condizioni geologiche e geotecniche locali. “Fasi’n di bossi”, si usa dire in Friuli: quella volta non fu proprio così, perché il terremoto richiamò esperti e istituzioni scientifiche da tutta Italia e dall’estero da cui sapemmo attingere le esperienze maturate. Ma mi sia concessa la presunzione di affermare che la “macrozonazione” da noi proposta rafforzò il concetto di rischio geologico in aggiunta a quello sismico, ma soprattutto introdusse i “divieti” nell’uso del territorio, come avviene nella legislazione europea ed extraeuropea. E ancora, di affermare con giusta soddisfazione che oggi disponiamo della cartografia geologico-tecnica dell’intero territorio regionale, dell’aggiornamento della cartografia geologica di superficie e del sottosuolo della regione (all’epoca ferma agli anni Venti del secolo scorso), della messa a punto dei modelli strutturale, sismotettonico e neotettonico, molto avanzati, di valenza internazionale, dai quali non si può prescindere per una corretta gestione e utilizzo del territorio.
(a cura di Giorgio Dri)

IN QUESTI MESI

La nuova rubrica In questi mesi registra alcuni fatti recenti avvenuti in regione e, probabilmente, destinati in futuro a riflettersi – come illustrazione della progettazione dei lavori o come esito della esecuzione delle opere – sulle pagine della Rassegna tecnica. Ha lo scopo quindi di far conoscere al lettore, che fra molti anni sfoglierà le pagine della rivista, in quale periodo fosse emerso un determinato problema, per quali ragioni ed esigenze, quali operatori fossero impegnati. In tal modo la Rassegna riporterà e aggiornerà lo “stato dell’arte” di significative vicende tecnico-professionali che sono successe nel territorio del Friuli Venezia Giulia.

AUTOSTRADA A4: AVVIATI I LAVORI DEL TERZO LOTTO

novembre 2016
Posta la prima pietra del terzo lotto della terza corsia dell’autostrada A4 Venezia- Trieste, corrispondente al tratto da Alvisopoli a Gonars, lungo 26 chilometri che attraversa undici Comuni (due nel Veneto e nove in Friuli). Previsti i lavori di rifacimento di tutti i manufatti esistenti: otto cavalcavia, undici sottopassi, i ponti sul fiume Stella, sul canale Cormor e sul fiume Tagliamento (con i suoi 1.500 metri di lunghezza, costituisce l’opera più significativa di tutto il tratto). Lungo tutto il tracciato è prevista la realizzazione di un sistema di raccolta e trattamento delle acque provenienti dalla piattaforma autostradale che verranno convogliate in una cinquantina di aree di depurazione; sono pure previste barriere fonoassorbenti di ultima generazione, per una lunghezza complessiva di oltre 15 chilometri.
Di rilievo la progettata messa a dimora di boschi idrofili e fasce arboree per una superficie media pari a circa 10 metri quadrati di verde ogni metro lineare di autostrada. Un trattamento speciale è previsto per l’area dell’ex svincolo di Ronchis che sarà smantellata e trasformata in area verde per una estensione di 35 mila metri quadrati circa. Anche lo svincolo di San Giorgio di Nogaro/ Porpetto sarà interamente rifatto.

FRIULI VENEZIA GIULIA: IL PRIMATO NAZIONALE DEI CENTRI COMMERCIALI

novembre 2016
Il Friuli Venezia Giulia si conferma anche nel 2016 al primo posto in Italia per diffusione della grande distribuzione organizzata rispetto alla popolazione. Quello della nostra regione è infatti il valore più elevato, pari a 697 mq di superficie di vendita ogni mille abitanti, quasi il doppio della media nazionale (384 mq), che si presenta ancora in crescita rispetto al 2015 (687 mq).
Nell’ultimo decennio la dinamica espansiva della Gdo ha portato il Fvg in testa per rapporto tra superfici di vendita e abitanti. L’ultimo sorpasso nel corso del 2014 sulla Valle d’Aosta, che rimane al secondo posto anche quest’anno.
Sempre nel 2016 la provincia di Udine (con 818 mq per 1.000 abitanti) risulta la prima in Italia seguita da quella di Gorizia (con 801); Udine e Gorizia sono pure le uniche due che superano la soglia di 800 mq per mille abitanti. Pordenone è ottava (con 647), Trieste 47esima (con 429 mq ogni mille abitanti). Entrando nello specifico, si riscontra che nell’ultimo anno la provincia di Gorizia ha evidenziato la crescita maggiore (+4,6%) in termini relativi delle superfici di vendita, seguita da Pordenone e Udine (entrambe con un incremento attorno al 2%), mentre Trieste presenta una flessione (-6%).
Per quanto riguarda le diverse tipologie, i grandi magazzini, esercizi commerciali con una dimensione superiore ai 400 mq e con un assortimento di tipo non alimentare, risultano in forte crescita, con un incremento delle superfici pari al 20,8% in un solo anno.
Il numero di supermercati in regione è cresciuto senza soluzione di continuità dalla metà degli anni Duemila (quando se ne contavano circa 270) fino alla fine del 2014 (quando si è toccata quota 343 punti vendita): tale tendenza si è invertita nel 2015 (calo di 30 unità).

PROTOCOLLO D’INTESA RFI / REGIONE FVG

novembre 2016 
Molteplici sono i contenuti del Protocollo d’intesa firmato a Roma dall’amministratore delegato e direttore generale di Rete ferroviaria italiana e dalla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia. Al centro dell’accordo il potenziamento infrastrutturale e tecnologico della rete regionale per migliorare gli standard di qualità del servizio ferroviario e per velocizzare i collegamenti tra la nostra regione e il resto del Paese. Ma non solo, l’intesa prevede anche la riattivazione della linea Sacile- Gemona con prevalenti finalità turistiche, lo sviluppo dell’intermodalità ferro/gomma/bici, il miglioramento dell’accessibilità nelle stazioni per le persone a ridotta mobilità e interventi vari a favore dei collegamenti transfrontalieri.
Principale tra gli obiettivi figura la velocizzazione della linea Venezia Mestre-Trieste (per ridurre i tempi di viaggio a poco più di un’ora, portando la velocità massima fino a 200 chilometri orari): i primi interventi saranno conclusi nel 2018 e determinante sarà la realizzazione di un nuovo sistema di distanziamento in sicurezza dei treni e la soppressione dei passaggi a livello, oltre che alcune varianti al tracciato.
Cadenzata entro il 2018 la realizzazione della nuova fermata a servizio dell’aeroporto regionale di Ronchi dei Legionari, cui seguirà l’adeguamento tecnologico del tratto Udine-Ronchi.
Per la linea Sacile-Gemona sono programmati interventi che consentiranno la riattivazione, inizialmente, dei servizi commerciali sulla tratta Maniago-Sacile e l’avvio di un servizio turistico su tutta la linea: i risultati ottenuti saranno alla base della valutazione del ripristino del servizio passeggeri sull’intero tracciato.
Per questa linea si è mossa anche la IX Commissione della Camera dei Deputati che ha approvato – all’unanimità – il suo inserimento fra le diciasette ferrovie turistiche che meritano di essere valorizzate. L’iniziativa parlamentare è inserita nelprogetto “Binari senza tempo” che persegue proprio la rivalutazione di quelle ferrovie che attraversano territori di particolare interesse, collegano centri minori ricchi di storia e cultura, intercettano un crescente interesse turistico-ricreativo per questo tipo di mobilità.

MONFALCONE: FLOAT OUT PER LA MCS SEASIDE

novembre 2016
Nel percorso di costruzione di una nave, il float out è il momento, emozionante, in cui la nave galleggia sull’acqua per la prima volta, nel bacino di carenaggio allagato, prima di essere spostata in banchina, dove proseguirà la fase costruttiva finale con l’allestimento degli spazi interni e delle cabine.
La nave MSC Seaside è la prima delle due mega-navi di nuova generazione che entreranno in servizio tra giugno e dicembre 2017. Lunga 323 metri e con una stazza lorda di 154.000 tonnellate, potrà ospitare 5.179 ospiti: è la nave da crociera più grande mai realizzata in Italia. Al suo interno trovano posto un teatro 934 posti, un parco acquatico, numerose piscine e un ponte di 30 metri. Oltre a un percorso in circuito di 120 metri.
La sua costruzione a Monfalcone segna un ulteriore nuovo primato per la cantieristica regionale.

SOLARI: GLI STATI UNITI DIFENDONO IL MADE IN ITALY

dicembre 2016 
Parte dagli Stati Uniti d’America una mobilitazione per salvare la storia del design made in Italy, e precisamente quei tabelloni, posizionati in stazioni ferroviarie, aeroportuali e metropolitane con le indicazioni degli orari di partenza e arrivo, progettati e prodotti dalla azienda Solari di Udine. L’iniziativa è partita dai cittadini di Philadelphia contrari allo smantellamento dei tabelloni orari a palette posizionati all’interno della 30th Street Station di Philadelphia per sostituirli con display in versione digitale.
I board (tabelloni) Solari stanno diventando un caso nazionale tanto che del problema si sono occupati più importanti quotidiani e testate nazionali come “Wired”, “Smithsonian”, “The Washington Time” e la CBS, uno dei più grandi network televisivi statunitensi. I tabelloni a palette rotanti vennero ideati negli anni Sessanta del secolo scorso e in breve tempo e in tutto il mondo divennero una vera e propria icona del viaggio, grazie al movimento e al suono unico e inconfondibile del loro scorrere. Proprio per conservare il fascino che accompagna la visualizzazione degli orari, la Solari non hamesso in archivio la vecchia tecnologia e ha ricreato, dopo una cinquantina di anni, dei tabelloni digitali che riproducono fedelmente sia il rumore e sia la uguale visualizzazione delle palette che ruotano per aggiornare le informazioni di viaggio. Infatti nella Penn Station di New York Uno uno dei tabelloni analogici è già stato sostituito con uno digitale.
L’attenzione e la rivalutazione della tecnologia e del mode in Italy hanno convinto la Solari a rimettere in produzione gli orologi storici (Cifra 3 e Dator 60) funzionanti col sistema a palette. Ancora oggi, infatti, il Cifra 3 (costruito a Udine interamente a mano, senza catena di montaggio) è l’orologio a palette, disegnato da Gino Valle, riconosciuto in tutto il mondo come icona del design del Novecento: fa parte della collezione permanente del Museum of Modern Art di New York e del Design Museum di Londra.

VENZONE: RECUPERATE LE STATUE DEL DUOMO

dicembre 2016Le dodici statue (fra cui Adamo ed Eva, il Cristo e i dolenti, le Annunciazioni, i Santi Giorgio, Giacomo e Michele) di coronamento della chiesa di Sant’Andrea ritornano nel restaurato Duomo di Venzone l’operazione è prevista per il mese di maggio 2017)poiché all’esterno dell’edificio saranno collocate delle copie. Il restauro delle sculture (rovinate dai terremoti di maggio e settembre e poi danneggiate dall’incendio doloso del box di lamiera dove erano conservate) è opera del prof. Guido Biscontin, dell’università Cà Foscari di Venezia, che manifesta tutta la soddisfazione per essere riuscito a ricomporre i manufatti finiti «nell’anticamera dell’inferno».
La presentazione delle statue alla comunità venzonese e alle autorità è coincisa con i giorni tristi che raccontano le tragedie della popolazione e dei beni storici colpiti dai terremoti dell’Italia centrale e ha rappresentato un segnale, forte, che ricostruire i centri distrutti è possibile come è possibile recuperare il patrimonio artistico di chiese e monumenti, dopo aver messo in sicurezza i luoghi della vita privata e sociale. La sistemazione delle statue nel Duomo è ancora provvisoria, in attesa della realizzazione nella chiesa di una apposito lapidario dove la loro collocazione testimonierà la ferma determinazione dei venzonesi di voler riedificare (con la tecnica della anastomosi) la trecentesca opera d’arte e di continuare ad ammirare gli apparti decorativi che lo adornano. Attribuendo alla ricostruzione dell’edificio religioso e al restauro delle statue il valore di “simboli” che legano assieme, in forma indissolubile, comunità locali e territorio.

HELICA: RILEVA I GHIACCIAI DELLE ALPI GIULIE

dicembre 2016La società Helica, che cura telerilevamenti aerei con elicotteri appositamente attrezzati,
ha monitorato (per conto del Cnr e del Cai-Società alpina delle Giulie, commissione grotte Boegan) i ghiacciai delle Alpi Giulie con l’obiettivo di porre in relazione la copertura perenne di formazioni nevose con la risposta della criosfera al cambiamento climatico. Le sofisticate strumentazioni in dotazione all’Elica sono in grado di produrre analisitridimensionali utili alla determinazione delle masse, delle variazioni delle fronti e dei mutamenti areali e volumetrici dei ghiacciai. A verifica e a un continuo “controllo” sono sottoposti i piccoli ghiacciai delle Alpi Giulie, ma anche il ghiaccio presente nelle cavità carsiche di alta quota.
Nelle Alpi Giulie si trovano ben quattordici ghiacciai, di piccola estensione (classificati tecnicamente very small glaciers e ice patches) e di particolare formazione perché ricadono nella zona più soggetta a precipitazioni nevose e piovose dell’intero arco alpino. Alcuni sono presenti sul versante settentrionale del Montasio, altri sul Canin e nella conca Prevala. Il loro spessore va da 10 ai 30 metri.
I ghiacciai delle Giulie sono interessati da numerose valanghe e ricevono, quindi, ancora più precipitazioni nevose. Per questo risultano più lenti a scomparire. I piccoli ghiacciai delle Alpi Giulie sono – negli ultimi dieci anni – sostanzialmente in equilibrio. Hanno subito, a partire dalla metà degli anni Ottanta e fino all’inizio degli anni Duemila, una poderosa riduzione che li ha portati a diminuire anche del 90% (rispetto alle estensioni possedute alla fine della piccola età Glaciale, tra il 1350 e il 1850 circa, quando i ghiacciai alpini registrarono una forte avanzata). Gli ultimi dati, però, evidenziano ghiacciai in sofferenza rispetto al 2015, soprattutto a seguito della lunga e calda estate di quest’anno.

SITO ARCHEOLOGICO DI AQUILEIA: NUOVA GESTIONE

dicembre 2016Storico accordo tra la Fondazione Aquileia e il Ministero dei Beni e delle attività culturali per assegnare la gestione, manutenzione ordinaria e straordinaria e valorizzazione dell’intero sito archeologico della città romana alla Fondazione. Alla Soprintendenza rimarranno tutte le competenze relative alla tutela di alcuni immobili e alla gestione dei musei Archeologico e Paleocristiano. L’importanza dell’accordo sta in pochi numeri: la Fondazione gestirà di 104mila metri quadrati di aree archeo logiche (corrispondenti ai fondi Pasqualis, Cal, Cossar, alla stalla Violin, al Sepolcreto e all’area della Südhalle) invece di 33mila. Un compendio così vasto che consentirà concretamente la creazione di un parco archeologico esteso a tutte le aree di interesse, comprendenti il Foro, il Porto fluviale, la via Sacra, l’area delle Grandi Terme-Comelli, i fondi ex Moro (dove è presente la Casa delle bestie ferite), Cassis (con la Casa dei Putti danzanti) e Violin.
In questa nuova configurazione delle competenze, importante sarà anche la possibilità di rendere speditamente fruibili gli esiti degli scavi (che continueranno a essere oggetto di indagine delle università già impegnate).
E mentre in gennaio si concluderanno i lavori di valorizzazione della stalla Violin e inizierà l’intervento sui fondi Cossar e Cal, dove, oltre al restauro dei mosaici, sarà realizzato un nuovo percorso per le visite, è allo studio un intervento riservato al Porto fluviale, alla via Sacra e al percorso di collegamento con il museo Paleocristiano, in un insieme culturale ricco di suggestioni e motivi di interesse.

TRIESTE: APPRODA AL MOLO VII LA PORTACONTAINER DA 14.000 TEU

dicembre 2016Il porto di Trieste, in particolare il molo VII gestito da Trieste Marine Terminal, consolida il primato di approdo di portacontainer di grande capacità. Il nuovo record è stato stabilito dalla MSC Paloma, nave da 14mila Teu (la maggiore mai entrata nel mare Adriatico), che supera quello della MSC Luciana (11.660 Teu) di circa un anno prima.
La Paloma che misura oltre 365 metri di lunghezza, 51 di larghezza e una quota di immersione di 16 metri, dispone i container sono venti file; venne costruita nel 2010 dal cantiere coreano Daewoo Shipbuilding&Marine En-gineering. È una meganave della tipologia “a castello” e il ponte di comando posto circa a metà della sua lunghezza; è approdata allo scalo triestino grazie ai fondali naturali da 18 metri del molo VII, che è l’unico dell’Adriatico in grado di ormeggiare in contemporanea due meganavi oceaniche.
Il porto di Trieste, per la sua localizzazione e dotazione di infrastrutture, svolge un servizio determinante per servire i mercati europei: questo ruolo è stato recentemente evidenziato da uno studio internazionale presentato a Rotterdam durante Intermodal Europe 2016. Come notazione, la più grande portacontainer in attività è la MSC Sveva con quasi 400 metri di lunghezza e una portata di oltre 19.000 Teu, dimensioni che superano di molto quelle della MSC Paloma, approdata a Trieste.

1976 • RICOSTRUZIONE • 2016

Sta per concludersi l’anno del quarantennale dai terremoti del 1976.
La Rassegna tecnica ha scelto di presentare su ogni numero dell’annata uno specifico contributo tecnico dato dai professionisti alla ricostruzione: dal recupero e ricostruzione del patrimonio storico-architettonico alla gestione dell’emergenza, dal ripristino delle attività produttive alle tecnologie per rendere antisismici gli edifici, esistenti e di nuova costruzione, dagli studi geologici in generale alla classificazione dei terreni in funzione della sicurezza degli insediamenti, dalle innovazioni nel campo della progettazione per la riparazione delle costruzioni al ricorso diffuso della pianificazione particolareggiata per dare ordine e forma agli agglomerati distrutti o danneggiati dagli eventi sismici. In pratica la rivista ha scelto di mantenere viva l’attenzione sui terremoti del Friuli durante l’intero anno 2016, anche quando i “riflettori” delle cerimonie, rievocazioni, convegni, ecc. si sono spenti.
Ma non solo, la Rassegna tecnica ha organizzato varie presentazioni della rivista in diverse località della regione; l’ultima a Lestans, nella prestigiosa sede di villa Savorgnan (restaurato dopo il terremoto con le provvidenze per gli edifici di pregio architettonico), dove l’amministrazione comunale, in collaborazione con l’Associazione Ingegneri e Architetti della provincia di Pordenone, ha indetto il convegno: Il ruolo di amministratori e tecnici per la ricostruzione dopo il terremoto del 1976. Interessanti il contributo dell’ex assessore alla ricostruzione, Roberto Dominici (di cui su questo ultimo numero del 2016 è riportata una sintesi del suo intervento, con considerazioni e ricordi di come venne organizzata l’attività della Regione) e dell’ex sindaco del Comune di Sequals, Giacomo Bortuzzo.
A conclusione dell’annata dedicata al terremoto val la pena mettere in evidenza l’attenzione di questi quarant’anni della Rassegna tecnica ai temi che direttamente o indirettamente sono riferibili all’impegno dei professionisti tecnici in questa esperienza. La sintesi è contenuta nell’elenco degli articoli, editoriali, intervisti, recensioni, documenti pubblicato sul n. 5 della rivista. Un esteso elenco che comprende ben 214 scritti (al quale vanno aggiunti i 60 testi, con le 6 copertine di quest’anno) distribuiti su quasi tutti (a parte il 2002) gli anni, con una maggiore presenza di testimonianze fino al 1980. È una sintesi che conferma il carattere interprofessionale che la rivista perseguì e privilegiò fin dalla tavola rotonda organizzata nel mese di maggio 1976 presso la sede dell’Ordine degli Ingegneri di Udine, con la partecipazione di rappresentanti di tutte le professioni tecniche delle province di Udine e di Pordenone e di dirigenti regionali. Infatti, a parte i testi non firmati (e redatti dal direttore responsabile della rivista, ingegnere Gaetano Cola), la distribuzione degli autori fra i professionisti vede una quasi equa distribuzione di ingegneri, architetti, geologi, direttori regionali, docenti universitari.
Come considerazione generale, a conclusione dei ricordi e delle testimonianze di quanto fatto dal 1976 a oggi, possiamo dire che tante furono le scelte importanti che a partire dall’emergenza post-sismica del 1976 vennero prese. Fra tutte quella che, senza enfasi ma con assoluta certezza, possiamo vantare ai professionisti impegnati nella ricostruzione friulana è di aver rinnovato i modi di intendere il proprio ruolo nella società, interagendo fra saperi di culture tecniche specifiche, mettendo a frutto le competenze di tutti gli operatori che partecipano alla realizzazione di una costruzione o di un piano urbanistico, modernizzando le modalità di conduzione dei cantieri e, ancor prima, aggiornando il lavoro negli studi dove i progetti iniziano quel percorso complesso che li trasforma in opere.